Comunicare un evento collettivo, la mia esperienza

Nei mesi scorsi mi sono buttata in una nuova avventura social. Premetto che sono una persona che se crede in una causa, a fronte o meno di un compenso, ci si mette di impegno a dà una mano. Premetto anche che sono una persona a cui piace l’abitudine, che si sente a suo agio nel conosciuto, quindi nel momento in cui si presenta l’occasione di sperimentare qualcosa di nuovo, inizio a sentire un leggero formicolio allo stomaco e solitamente ci penso due volte prima di accettare. Ma nel caso di questo evento, è andata diversamente.

Mesi fa mi hanno proposto di collaborare all’organizzazione collettiva di un evento culturale qui nelle Marche, il mio contributo era aiutare nella comunicazione sui social. Mi è già capitato negli anni di fare un’esperienza simile (ne ho parlato nell’ultima newsletter), ma questa volta ho fatto un passo in più mettendomi in gioco in un tema difficile da comunicare.

Infatti, l’evento in sé è particolarmente innovativo. Parliamo di teatro, di performance e di arte in un contesto privato ma aperto al pubblico di un piccolo paese. Qui la sfida sta nel far capire al pubblico di cosa si tratta e cosa si farà.

Il manifesto poetico

Partire dalle domande è una buona idea sia quando si deve comunicare un business, sia quando si comunica un evento. Quindi, prima di partire con la strategia (sì, perché ci vuole un piano!), ci siamo chieste che tipo di evento volevamo comunicare e perché.  Volevamo chiarire prima di tutto gli obiettivi del progetto e i principi che esprimeva. Per partire abbiamo scritto un documento, il manifesto poetico, appunto, da utilizzare come presentazione dell’evento e che ne riassume il senso e la visione.

Il sito web

Per raggiungere l’obiettivo, far conoscere il festival, abbiamo creato da zero un sito web dedicato all’evento. Abbiamo ragionato sui contenuti e sul menù mettendoci nei panni di chi ci avrebbe letto, ordinando i contenuti per categorie dando ogni volta un’informazione utile. Ogni pagina è un pezzetto di storia che dà senso al racconto.

La pagina facebook

Nella comunicazione sul web prima ancora di scegliere i canali c’è bisogno di conoscere il proprio pubblico ideale, cioè le persone che pensiamo possano essere interessate a ciò che abbiamo da dire. In questo caso avevamo bisogno di far arrivare l’evento a un pubblico che ha poca dimestichezza con i social, quindi abbiamo pensato prima alle loro abitudini e solo dopo ai canali da usare. Così abbiamo creato una pagina facebook dedicata al festival. Questo perché facebook è il social più utilizzato al mondo e quello con il quale il nostro pubblico ha più confidenza. Ci siamo concentrate sulle informazioni e sui contenuti, scegliendo quelli che raccontassero meglio lo spirito dell’evento e che dessero, allo stesso tempo, informazioni utili.

Gli imprevisti insegnano

Il festival è ancora in corso, quindi è presto per tirare le somme. Quello che sto imparando da questa esperienza è che puoi avere tutti i piani del mondo ma devi prevedere l’imprevisto. Un cambio programma all’ultimo minuto, un ritardo sulla tabella di marcia, una nuova richiesta. Ho capito che non sempre posso fare tutto da sola e che avere una squadra affiatata, con le persone giuste, mi fa lavorare meglio e con passione.

E sto imparando a dare il giusto spazio alla mia voce e ad espormi, seppure con timore in un contesto nuovo, ed è emozionante sapere che ogni spunto e idea contribuisce a far evolvere la storia e ad arricchirla di dettagli. Così come vedere che attorno a questo progetto attori e spettatori che  partecipano attivamente e costruiscono relazioni attorno a questo piccolo grande festival. 

Mi chiamo Valentina Pucci e sono una libera professionista fanese. Mi occupo di social media marketing e curo progetti di comunicazione per piccoli imprenditori e liberi professionisti.

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