Uscire dal guscio

Per un freelance o per chi gestisce un piccolo business fare rete è tutto. Ma non sempre è facile mettersi in gioco e raccontare chi siamo, soprattutto durante gli eventi dal vivo, quando non c’è lo schermo a separarci dagli altri. Ma tranquilli, se anche voi avete l’ansia da prestazione sociale sappiate che non siete i soli e che per esperienza uscire dalla propria zona di confort (quella dimensione in cui ci sentiamo a nostro agio e ci rassicura) si può e fa anche bene.

Non so voi, ma per me che sono una tipa introversa e solitaria, espormi e fare nuove conoscenze significa sudare sette camice per combattere contro l’istinto di scappare a gambe levate appena qualcuno si avvicina per chiedermi qualcosa.  E il disagio aumenta quando mi invitano ad eventi di networking, perché lasciate che lo confessi, non so ancora come gestire al meglio queste situazioni e ho sempre cercato una scusa per non partecipare. Nel tempo ho imparato a riconoscere quella vocina interiore che, come un giudice spietato pronto a emettere la sentenza, mi faceva credere di non essere all’altezza. Così, l’unica cosa che riuscivo a pensare durante gli incontri era oddio vorrei sparire! Questo si chiama auto sabotaggio! Un limite che però ho deciso di superare, perché amici miei va bene parlare sui social, ma la verità è che stringere una mano dal vivo vale molto di più di qualunque chiacchiera sul web.

Vorrei si vorrei ma se poi

Una delle trappole mentali che mettevo in atto per pararmi il culo (scusate il francesismo) quando qualcuno mi invitava a un evento tra collaboratori e colleghi, era ripetermi che non ne avevo bisogno, che mi bastava scrivere un post sul blog o sui social per parlare con le persone e farmi conoscere. Avete presente la favola della volpe e l’uva?

Una volpe affamata, come vide dei grappoli d'uva che pendevano da una vite, desiderò afferrarli ma non ne fu in grado. Allontanandosi però disse fra sé: «Sono acerbi».

La cosa frustrante è che seppur cosciente dell’importanza di fare rete anche fuori dal web, l’idea di dover gestire una situazione di condivisione e chiacchiere mi provocava l’effetto “allergia”. Ecco io facevo come la volpe, mi raccontavo un sacco di balle perché non avevo il coraggio di espormi e perché temevo di fare brutta figura, o peggio che mi avrebbero snobbata, eppure dentro di me avevo il desiderio di provarci, solo che non sapevo ancora come.

Il primo evento al Coworking di Marotta

Qualche giorno fa mi è arrivato un invito per partecipare a un evento di networking al Coworking di Marotta. È un posto che mi ha sempre incuriosita, di cui ho sentito parlare e che, in una realtà come quella marchigiana meno strutturata e futurista rispetto alle grandi metropoli, è un hub importante  per noi trentenni che cerchiamo nuove strade per esprimere talento e professionalità nel posto che amiamo. Nonostante i miei dubbi sui Coworking in generale (ma di questo argomento magari parlerò in un post a parte), ho colto la palla al balzo, ma non prima di aver studiato un piano che mi permettesse di sentirmi a mio agio.

Scegliere la giusta spalla

Mi sono detta ok, per superare il timore da relazioni faccia a faccia imparo da chi è più bravo di me e semplicemente ho chiesto a una collega e amica che stimo molto di accompagnarmi, lei ha accettato e così ho fatto il primo passo fuori dal guscio. Nonostante i miei  timori è andata bene, ho osservato molto e parlato poco. Per me era importante ascoltare, tastare il terreno e ho fatto comunque un passo oltre il limite e per una piccola imprenditrice di se stessa non è cosa da poco.

Voi come affrontate i vostri limiti? Se vi va raccontatelo nei commenti :)

Mi chiamo Valentina Pucci e sono una libera professionista fanese. Mi occupo di social media marketing e curo progetti di comunicazione per piccoli imprenditori e liberi professionisti.

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