Cari lettori,
questo articolo è dedicato a chi vuole innovare.
Ieri pomeriggio ero tra il pubblico di “Make & Tell – Artigianato, Comunicazione e Connessioni” nell’auditorium Orfeo Tamburi de La Mole, qui riporto le cose che mi hanno colpita e alcune considerazioni personali.
Per chi non sapesse di cosa parlo, faccio una premessa. L’evento prevedeva due momenti distinti ma continui: un primo momento interattivo con un workshop tenuto da Stefano Schiavo su “I segreti per il lancio del tuo business sul mercato” al quale aimé non ho partecipato (e mi mangio le mani perché dai racconti era davvero interessante) e una seconda parte dedicata al talk con professionisti che hanno riportato esperienze, riflessioni e testimonianze di sinergie tra l’artigianato e il mondo della cultura, del turismo e dell’imprenditoria.
Si è parlato di connessioni e comunicazioni con focus proprio sull’artigianato, uno dei punti di forza dell’economia italiana e in particolare marchigiana. Mi ha colpito in particolare un intervento, quello di Stefano Schiavo, che secondo me tocca due questioni importanti:l’approccio all’innovazione e l’interazione.
Sull’innovazione
Si parla tanto di relazioni, della necessità di intercettare e parlare con le persone giuste sul web, ma perché è così importante?
Schiavi ci dice che, nonostante ci sia la percezione di un cambiamento in atto nel mondo economico, la realtà è ben diversa. L’epoca innovativa degli immaginari futuristi e robotici, si scontra con un mercato che non è recettivo.
Progettare cose innovative non porta i risultati sperati, le start up aprono e chiudono e persino Microsoft fatica a vendere alcuni prodotti. C’è un problema alla base che riguarda il modo di pensare l’innovazione. È questione culturale.
Da sempre ci hanno insegnato a fare le cose in maniera giusta. Una memoria che deriva da vecchi concetti fordisti e che ancora oggi è presente nella maggior parte delle imprese e anche dell’artigianato.
Fatto è meglio che perfetto

Vale la pena rifletterci. Quando ideiamo un prodotto o un servizio e ci preoccupiamo che tutto sia perfetto, che il prodotto ci piaccia, che sia come lo avevamo in mente e spendiamo tantissimo tempo ad analizzare, pianificare e a studiare strategie che alla fine mettiamo in atto con un piano.
Ok avere un sito figo, il logo luccicante, i social super attivi. Tutte cose giuste. Ma la verità è che tutti i planning e le strategie del mondo, non ci garantiscono che il pubblico comprerà il nostro prodotto o servizio.

Un cambio di prospettiva
Fare le cose giuste non basta. Questo ci insegna Schiavi. La prova del nove è il lancio. L’ultima parola ce l’ha il mercato. Se non c’è bisogno di ciò che vendiamo, il progetto resterà solo un’idea, magari una bella idea incompiuta ma nessuno ci ripagherà del tempo investito.

Ed è per questo che la community ha un ruolo fondamentale nel processo, perché è da lì che possiamo partire, dai bisogni più o meno espliciti. Parlare e interagire on line ci permette di capire cosa fare, un passo per volta. E forse ci accorgeremo che invece di costruire un’automobile bastava vendere un monopattino :)
Come sempre, grazie per essere passati di qua!
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