#piccolimareattivi: finale di stagione, parliamo di ricominciare!

Ciao a tutti e benvenuti all’ultima puntata di #piccolimareattivi, le dirette dedicate alle piccole attività che vogliono tirare fuori il meglio di sé. Io sono Valentina Pucci, mi occupo di comunicazione e social media marketing e come sempre con me c’è Alessandra Caravella, psicologa specializzata in teoria della Gestalt. Con questa puntata che si intitola “Ricominciamo”, chiudiamo il ciclo di dirette che mettono insieme comunicazione e alla psicologia iniziato nel periodo del lockdown.

Nelle puntate precedenti abbiamo parlato di lavoro, di personalità e di copiare, di comunicazione e assertività. Potete trovare la lista di tutte le puntate alla fine di questo articolo.

La puntata di oggi è dedicata a tutti coloro che hanno voglia di ricominciare e parleremo di obiettivi, di visione e di motivazione. 

Ultima diretta di #piccolimareattivi: ricominciamo!!

Questa diretta insieme alla Psicologa Alessandra Caravella - Bari chiude la stagione. Parleremo di obiettivi, visione e motivazione.

Pubblicato da Valentina Pucci - Piccoli gesti di marketing su Lunedì 22 giugno 2020

 

Durante il periodo di lockdown alcuni business hanno sofferto più di altri. Alcuni hanno colto l’occasione per ripensare il proprio business, formarsi, sperimentare, altri si sono arenati, hanno stoppato i lavori, o si sono presi una pausa. C’è chi pur con la voglia di fare, non ha potuto concretizzare i propri obiettivi, qualcuno ha provato un senso di fallimento e frustrazione buttando un occhio alla concorrenza che sembra non accusare il colpo. Ma è davvero così? C’è davvero bisogno di fare paragoni e mettersi in competizione o da questa prova possiamo imparare qualcosa? Per esempio possiamo cogliere l’occasione per rimodulare i nostri obiettivi, ripensare o pensare a una visione a lungo termine del nostro lavoro, rispondendo al perché facciamo quel che facciamo?

Le questioni che hai nominato sono molto importanti, perché se vogliamo leggere il periodo del lockdown in maniera diversa possiamo dire che è stato un evento critico e problematico che si è interposto fra noi e il raggiungimento del nostro obiettivo. È Il “come” abbiamo affrontato questo evento che fa la differenza. C’era un mio professore all’università che diceva sempre che un piano è un buon piano quando può essere modificato, significa che tanto più sarò in grado di adattarmi di fronte a un evento negativo, tanto maggiore sarà la possibilità di raggiungere comunque il mio obiettivo utilizzando strade alternative. Durante il lockdown probabilmente alcuni di noi hanno avuto più difficoltà di altri perché sono riusciti a adattarsi meno, date le circostanze avverse. Probabilmente la difficoltà è questa: la capacità di adattamento. Nel momento in cui accade qualcosa di imprevisto qual è la mia risposta? Ho sufficienti risorse per adattarmi a circostanze che non mi aspettavo?

Nel marketing e nella comunicazione avere un obiettivo è fondamentale per capire dove sto andando, o quando riparto dove voglio andare. L’errore che spesso viene fatto è quello di darsi un obiettivo troppo generico, ad esempio aumentare le vendite. Ma questo è un obiettivo che non funziona perché non posso misurarlo. Cosa vuol dire vendere di più? Quanto devo vendere per dire che il mio obiettivo è stato raggiunto? Un obiettivo che ha senso porsi deve essere SMART, ovvero: specifico, misurabile, raggiungibile, realistico e temporizzabile.

Per riprendere l’esempio di prima, un obiettivo sensato potrebbe essere “voglio aumentare le vendite del 20% oppure voglio 200 iscritti in più alla mia newsletter, ecc. Quanto tempo mi do per raggiungerlo? 6 mesi? Un anno? Posso davvero raggiungerlo o almeno avvicinarmi? È realistico o è sopra le mie possibilità? Questo discorso è simile a quello che posso fare per la mia sfera personale, quindi Ale ti chiederei come possiamo rispondere a dubbi e paure di chi deve ricominciare: come si raggiunge un obiettivo?

Sicuramente nella scelta dell’obiettivo è molto importante porsi delle domande, che devono riguardare prima di tutto quali sono i miei bisogni e i miei desideri, quindi verso cosa tendo. In secondo luogo, quali sono le mie competenze, le mie risorse e in che modo posso utilizzarle per il raggiungimento dei miei desideri? Inoltre, per raggiungere il mio obiettivo e conoscere quali sono le mie reazioni di fronte a un evento stressante, mi chiederò quali sono le mie passioni e quindi che cos’è che mi muove. Le risposte mi consentono di fare una pianificazione che tiene conto di molti fattori ed è quindi più stabile.

Una volta che sono riuscita a visualizzare il mio obiettivo e quindi l’ho scelto, è importante costruire un piano di azione, suddividendo l’obiettivo principale in sotto obiettivi. Per esempio, un paziente che viene da e in studio perché ha degli attacchi di panico. Se io mi pongo come obiettivo diretto quello di raggiungere la risoluzione dell’attacco di panico è possibile che mi perda dei passaggi intermedi, che invece sono molto funzionali. Prima di arrivare all’attacco di panico stesso, ho bisogno di lavorare su quali sono i fattori scatenanti, quali sono i contesti, quali sono le paure specifiche della persona, cosa le comporta frustrazione, quali sono i vissuti, quindi quali sintomi sono associati all’attacco di panico. In questo modo, piano piano, raggiungo il macro problema.

Se io non guardo nello specifico quello che c’è in mezzo, rischio di non riuscire a raggiungere il mio obiettivo perché è sempre troppo grande e troppo lontano. Quindi, è importante fare un piano d’azione che rispetti anche delle caratteristiche temporali: deve essere a breve, medio e lungo termine. Poi posso provare a fare delle previsioni, anche se sono approssimative e risentono di tantissimi fattori, ad esempio chiedermi quali possono essere le eventuali conseguenze delle mie decisioni o di alcune scelte.

Una cosa molto importante è celebrare i micro obiettivi raggiunti, perché se ho un setting mentale che mi dice di “lavorare, lavorare, lavorare” e non gratificarmi mai, rischio di esaurire tutte le mie energie. Celebrare e riconoscermi delle competenze è quello che permette poi di creare un circolo virtuoso all’interno del quale ho sempre più voglia e motivazione per raggiungere il mio obiettivo finale e quelli intermedi.

Poi può essere anche molto utile fare un’analisi SWOT delle mie competenze e delle criticità interne ed esterne. Mettere per iscritto questi elementi mi aiuta ad avere più chiarezza nel momento in cui qualcosa non va bene e quindi io so che posso attingere a quella specifica risorsa per far fronte a un problema specifico. E a proposito di scrittura, proprio qualche giorno fa parlavo con i miei colleghi di come il linguaggio modifichi il pensiero: scrivere qualcosa mi aiuta a visualizzarla chiaramente, a vederla. Fin che resta nella mia testa e rimane solo un pensiero assume delle forme che non sono chiare e definite. Nel momento in cui io le scrivo e posso vederle si modifica anche nella mia testa il percorso che ho fatto per raggiungere quell’elemento appena scritto che si fa più chiaro e definito. Quindi la scrittura è uno strumento che dobbiamo utilizzare per aiutarci nel lavoro, anche perché se io ho scritto quelli che sono tutti i passaggi che mi servono per arrivare al mio obiettivo e se mi sentirò perso potrò sempre guardare a che punto mi trovo, proprio come una mappa.

Un obiettivo, quindi, da solo non basta. Nel lungo periodo per non perdersi occorre avere una visione a lungo termine e una missione che supporti la mia visione del mondo. Qual è la mia motivazione? Perché faccio quello che faccio e in che modo il mio lavoro migliora anche solo un po' la vita delle persone? Nel caso del marketing la visione e la missione portano con sé tutta una serie di valori che sono i miei ma che le persone che mi scelgono condividono. Questo, mi dà la spinta per fare e migliorare, poi però entra in gioco la pianificazione. Nella comunicazione serve costanza e coerenza, ma non è facile mantenere la concentrazione e il ritmo, serve conoscere bene chi siamo, cosa facciamo ma anche come lo facciamo. Come possiamo trovare la nostra motivazione e come la alleniamo?

Prima di tutto volevo fare un’introduzione alla “motivazione” che secondo me è una parola molto bella e che deriva dal latino “motus” e significa “muoversi” e quindi andare verso. Dobbiamo ricordarci che tanto più qualcosa ha a che fare con noi, tanto più la nostra motivazione sarà alta, per questo prima dicevo che per raggiungere un obiettivo dobbiamo farci delle domande su quello che è giusto per noi e desideriamo, perché poi torna il discorso di paragonarsi agli altri. Quando faccio riferimento a un obiettivo che non è mio, ma è di qualcun altro e lo raggiungo poi può provocarmi molta frustrazione.

Nel rimanere motivati e perseveranti nel raggiungimento del nostro obiettivo è molto importante rimanere lucidi, cioè bisogna fare una distinzione abbastanza chiara tra ciò che sono e ciò che faccio. Se ciò che faccio dà valore a ciò che sono, è possibile che un errore o un incidente di percorso, mi tolga valore. Il mio valore intrinseco come essere umano non può essere condizionato dal fatto che io raggiunga o meno un obiettivo. Se io ho ben presente questa cosa, ogni volta che inciampo, cado o qualcosa non va come avevo previsto, sarò abbastanza lucida e in grado di riorganizzarmi per fare qualcosa di diverso, che è molto diverso da quello che io sono.
Quello che faccio può restituire senso alla mia esistenza, mi da orientamento e mi da energia e carica, ma non mi determina. Sono due cose molto diverse. Quindi, per rimanere motivati credo che un’operazione molto importante sia proprio questa, iniziare a riconoscersi come individui a prescindere da quello che facciamo.

In questo, è determinante anche essere perseveranti e cioè non perdere la motivazione, continuare, andare avanti. La perseveranza ha anche a che fare con la nostra capacità di adattamento, se sono consapevole del fatto che potrebbero esserci delle difficoltà lungo il mio percorso, allora riesco a adattarmi anche più facilmente. Gli errori fanno parte del pacchetto, se io entro nell’ottica che un errore mi da l’opportunità di aggiustare il tiro, allora sono già preparata.

Però non tutte le ciambelle vengono col buco, a volte nonostante gli sforzi e l’impegno incontriamo il fallimento. Uno degli errori che possiamo fare a questo punto è fare paragoni con i nostri concorrenti. Perché loro vanno forte e io no? Perché sembra più verde l’erba del vicino? A questa domanda ci sono infinite risposte. A volte può essere un obiettivo sbagliato o non alla nostra portata, a volte manca la chiarezza, a volte non facciamo un piano. Però bisogna sempre tenere conto di una cosa: ciò che vediamo on line, le narrazioni e le storie che ci vengono raccontate sono solo una delle tante verità, sono storie in qualche modo costruite. Chi le racconta sceglie cosa dire e cosa omettere, quindi impariamo prima a valutare in senso critico ciò che succede attorno a noi, soprattutto sui social. Dopo di ché se sbagliamo e arriva il fallimento, come possiamo gestirlo? 

Questo è molto importante e ha a che fare con quello che dicevo prima, cioè creare una separazione tra quello che io sono e quello che io faccio. Il fallimento coinvolge la mia intera esistenza, quindi se qualcosa va storto o se nella mia attività lavorativa qualcosa non ha funzionato, tanto più io avrò investito tanto più rischio un fallimento. E compensare a un fallimento è molto difficile, perché è come se dovessi partire non da zero, ma da meno dieci. Il fallimento porta con sé un senso di incompetenza e autosvalutazione “non sono stata abbastanza brava” e questo ha a che fare con i paragoni che facciamo con il mondo esterno. Viceversa, l’errore fa parte del nostro percorso di apprendimento tanto è vero che i bambini per imparare sbagliano. Questo però non gli impedisce di rialzarsi e cadere di nuovo, questo perché c’è qualcosa che li motiva che è l’apprendimento stesso e il desiderio di giocare. Poi, il fallimento contiene in sé diversi elementi, innanzitutto quello che sto cercando di raggiungere probabilmente è un obiettivo che non mi rispecchia, che ho preso ad hoc perché penso vada bene, ma viene da fuori. Però così non inseguo un desiderio autentico. In secondo luogo, probabilmente ho investito troppo nel raggiungimento di quell’obiettivo, quindi farei un’analisi un po' più lucida e più realistica. Per concludere, bisogna prendere un errore come elemento positivo per aggiustare il tiro e arrivare a fare gol.

 

L'intervista è finita, ma chiudo con l’invito a lavorare sulla propria visione, a scegliere obiettivi giusti per noi, non copiando gli altri ma cercando nella nostra motivazione, nei nostri valori la spinta giusta. E soprattutto, se da soli non ce la facciamo il consiglio è: impariamo a delegare o a chiedere aiuto, a volte una consulenza anche piccola può davvero sbloccarci.

#piccolimareattivi si prende una pausa e torna a settembre!
Qui sotto vi lascio tutte le puntate da leggere e riguardare. Se proprio non avete di meglio da fare, tra uno spritz e l’altro e volete dirci che ne pensate di questa prima serie di dirette, l’invito è sempre di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Invece, non prendete impegni per lunedì prossimo per l’ultima diretta con l’ospite, a mezzogiorno sulla mia pagina facebook intervisto Sergio Spaccavento, così chiudiamo col botto.

Le puntate precedenti di #piccolimareattivi:

9 giugno - Quarta Puntata: parliamo di assertività

25 maggio - Terza puntata: parliamo di comunicazione!

12 maggio - Seconda puntata: parliamo di personalità e di copiare

28 aprile - Prima puntata: parliamo di quotidianità, lavoro e comunicazione ai tempi del coronavirus

Grazie, come sempre per essere passati di qua!

 

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